martedì 8 novembre 2011

Tutto è bene quel che finisce

Forse i più attenti di voi se ne saranno accorti: questo blog non è più quello di una volta. Questo blog, vi dirò di più, non è quello di una volta perché a differenza di un tempo non ho più tempo, e soprattutto, non ho più voglia di scriverci. I motivi sono tanti. Ho cose più urgenti, importanti, piacevoli e gratificanti da fare. E questo è un bene per me. E anche se mi piace avere contatti con molti di voi, leggere i vostri commenti, e mi fa piacere che dedichiate del tempo a quello che scrivo, non posso nascondervi che ultimamente provo una certa nausea per le cose della rete, in generale, e cerco di starne lontana, se non per lo stretto indispensabile.
Passerà? Non passerà? Tornerò a scrivere? Qui o altrove? E soprattutto, importa a qualcuno? Me ne importa qualcosa?
Nulla di tragico, se questo blog chiude. Cose che finiscono ce ne sono tante, e anche tante cose - belle e diverse - iniziano ogni giorno. Magari è temporaneo, magari è definitivo. Intanto, si chiude.
Grazie a tutti coi che siete passati di qua, e che avete condiviso con me e gli altri qualche minuto virtuale.
So long, and thanks for all the fish.

venerdì 21 ottobre 2011

Solo un corpo, solo un uomo

Oggi ho parlato con tre profughi libici. Gente che, anche senza avere origini libiche viveva e lavorava in Libia. Prima.
Adesso, sono qui. E hanno visto con me, alla TV, ieri, le immagini della morte di Gheddafi. È gente semplice, non è gente che terrebbe un blog come quello di Matteo Bordone.
Erano lì. Ed erano contenti che Gheddafi fosse morto. Che non ci fosse più. Contenti. Comprensibilmente. Eppure, pensavano che quello che veniva riprodotto davanti ai loro occhi - le immagini del linciaggio - non fosse giusto. Pensavano che Gheddafi dovesse essere preso vivo. In grado di parlare, di essere giudicato. "Occidentale superbia", la loro? Chissà se questa bordoniana etichetta si potrà applicare anche a questi ragazzi...
Intanto, io guardo le immagini del linciaggio. Tutte le volte che le proiettano. E non ci trovo niente di sconveniente, a metterle in prima pagina: innanzitutto perché la guerra libica, che ha coinvolto il mondo intero per questi mesi, si avvia ad una fase che - si spera - sia conclusiva, e che porti il paese verso un futuro di democrazia. Spero. In secondo luogo, perché - e sono d'accordo con Bordone - quelle immagini sono un documento storico. È che sono passati sessant'anni dal momento in cui si fotografavano i nostri partigiani impiccati, e nessuno prova orrore a guardare quelle foto sui libri di storia, ma vi ricordo che pure quelli erano uomini, pure quelli figli, fratelli, padri di qualcuno, e che pure quelli hanno avuto degli ultimi istanti atroci. Come anche il Duce. E sì che anche in Italia, dalle Idi di Marzo a Piazzale Loreto, abbiamo una certa esperienza nell'ammazzare i tiranni. Ed è vero, sul momento, ammazzare il tiranno porta una comprensibile sensazione si soddisfazione, che si fa fatica a chiamare barbara, perché di fatto comune a tutte le culture e a tutte le epoche.
Ma quello che non posso fare a meno di vedere, in ogni ragazzo che gioisce puntando alla testa di un cadavere una pistola d'oro, è l'illusione che il problema davvero sia tutto lì. In quell'uomo, che ora è solo un corpo sanguinante. Come se la dittatura di Gheddafi fosse racchiusa in quelle membra inerti. E non in un'Europa connivente, che con il leader libico faceva affari, e che affari. E che, una volta cambiato il vento, ha cominciato la corsa all'oro (nero) con la solita storia della democrazia e della libertà. Davvero, il regime di Gheddafi è tutto lì? E non nella forzata accettazione di un popolo, quello libico, che per decenni ha dovuto piegarsi alle bassezze del regime? Gheddafi non era forse - come lo sono tutti i dittatori - il punto di forza ed il fulcro di un regime di cui era complice, per paura o per convenienza, l'intero paese?
Vedere ammazzati i dittatori non è bello. È necessario: così vanno le cose, le epurazioni cominciano dall'alto. Ammazzare un uomo che ha ammazzato tanti uomini non è più giusto di qualsiasi omicidio, ma è così che funziona. E di cosa avrebbe dovuto essere giudicato Gheddafi? Di essere stato un dittatore sotto gli occhi di tutti, finché è durato?
Ora, resta solo un corpo. Con cui farsi belli, con cui giocare, come con le cose di cui non si ha (più) paura. È bello questo? Non è una questione di estetica. È così che funziona. Poi le decisioni, quelle vere, su quel che resta della Libia, le prenderanno altri. Ci saranno nuovi regimi - si spera migliori e democratici, ma non è detto - e ci saranno nuovi equilibri. L'amara illusione che rimane è pensare che davvero tutto finisca lì.

giovedì 20 ottobre 2011

La fuga del buon senso

Il nostro eterno premier avrebbe commentato la morte di Gheddafi con le parole sic transit gloria mundi. Una volta avrei creduto che il nostro giovane Silvio volesse celare, dietro una perla di latinorum - di quel latinorum che si trova nei bigliettini dei Baci Perugina - l'ammirazione per la figura del tiranno libico, che prima che lo facessero fuori era un tanto caro amico di noi Italioti. Ora credo che semplicemente il Berluska abbia semplicemente un sacco di cose a cui pensare, e che - interpellato sulla morte del rais - abbia tirato fuori la prima citazione vagamente colta che gli veniva in mente. Meno male che non ha tirato fuori, per assonanza, omnia munda mundis, ma se ti perdi tuo danno dell'asso di bastoni sarebbe stato geniale.

Seguono altri deliri dalla maggioranza: l'ossimorico Frattini parla di un tragico passo in avanti.
La Russa è preso da rimembranze quasi oraziane ("Bisogna gioire" come nunc est bibendum, ma senza il vino). Poi si perde a parlare di come la Libia fosse per noi "un partner dell'immigrazione e del commercio". Sotto Gheddafi, certo. Il patto di immigrazione e commercio era rimandare la gente nel deserto, e avere petrolio e gas. Tutti vantaggi che il nostro governo si augura di mantenere. Speriamo che i ribelli abbiano la memoria corta, almeno quanto gli Italiani.

Bossi parla di mandare a casa i clandestini libici: quelli che aspettano un segno del destino nelle varie strutture di accoglienza gestite dalla Protezione Civile, e che si chiamerebbero profughi, in un paese normale.

Borghezio, dulcis in fundo, delira di una morte gloriosa.

Dite alla gloria mundi che se passa può fare a meno di fermarsi da queste parti, che tanto per lei qui c'è poco da fare. 

venerdì 7 ottobre 2011

E chissene

Sarà che sono davvero troppo impegnata a farmi gli stramaledetti fattacci miei, troppo disillusa per pensare che questo paese, e io con lui, potremmo effettivamente salvarci dal baratro, sarà che c'avevo il prosciutto sugli occhi e nelle orecchie...  Ma quando ho letto che il nostro Re proponeva il partito Forza Gnocca, lì per lì ho pensato "co... one" (sì, esatto, COPERTONE, proprio quella parola lì)...
E poi - rimasta assente non solo dal mondo che mi circondava ma anche dall'internètte - mi è venuta l'idea che no, stavolta non ci saremmo cascati, che non gli saremmo andati dietro. Che l'Italia, cadendo nel baratro, avrebbe finalmente recuperato almeno un vago senso del pudore, un seppure superficiale disinteresse per le stupide battute di chi vuole solo farci fessi gettandoci negli occhi il fumo del nostro caro vecchio perbenismo vintage (quello che potevamo ancora permetterci prima di eleggere Berlusconi)... E invece a quanto sembra mi sbagliavo alla grande, perché  quest'uomo è riuscito a distrarci e a farci fessi un'altra volta.

Stay foolish.

Non sono utente mac. Certo, mi piacerebbe avere uno di quei cosi bianchi - invero molto molto eleganti - con la mela mangiata sopra. O meglio, mi piacerebbe poter entrare in un negozio e avere la serenità di poter spendere in una giornata così tanti soldi da comprarmene uno.
Non è così, e sono utente pc. Che non è come avere la tessera del privé dell'inferno. Un giorno, spero che ciò accada prima che Bill Gates muoia, qualcuno forse scriverà che la vera popolarizzazione del calcolatore elettronico, quella che ha portato tutti, ma proprio tutti, a poter usare un computer senza saperlo usare, è stata fatta grazie a Windows, quando i pilloloni Macintosh erano una cosa rara quanto una mosca bianca con un monitor al posto degli occhi, e non erano compatibili praticamente con una fava (e non quella cosa un po' trendy e un po' snob che sono diventati ora i prodotti Apple, bianchi eleganti e sorridenti al mondo). Questa sarebbe una prova di onestà intellettuale. O almeno, così è come la vede una che di tecnologia se ne intende pochino, e che il computer lo usa quel tanto che le basta per scrivere quattro minchiate su un blog ( e se non altro, quest'ultima affermazione dovrebbe essere una prova di onestà intellettuale).

In ogni caso, è Steve Jobs ad avere tirato il calzino, poveraccio, e non Bill Gates. Vedi la sua lapide digitale praticamente nella vetrina di ogni negozio di computer. Vedi che su facebook tutti, ma proprio tutti, ti raccomandano di stare con la fame e con la pazzia tutto il tempo, whatever the fuck this should mean. E pensi che in fin dei conti, senza entrare nell'annosa e idiota faida Windows vs Apple, se uno quando muore viene trattato come John Lennon invece che come un venditore di computer qual era, beh, doveva essere veramente bravo e innovativo nel suo lavoro. Doveva essere uno che sapeva vendere non solo delle macchine, delle macchine che funzionavano, ma riusciva anche ad attaccare a tutto questo un'idea, un concept. E uno maledettamente bravo a farlo, tra l'altro.

Eppure, c'è qualcosa che non mi torna. Perché il famoso slogan stay hungry stay foolish, che i più fra noi traducono con siate affamati, siate folli, oppure siate curiosi (che va già meglio) siate folli.  E la cosa non mi torna per nulla, perché foolish (e me lo confermano non solo Google Traduttore, Babelfish, ma anche il dizionario Paravia, e anche l'Oxford Advanced Learner's Dictionary of Current English), somiglia più a "sciocco, stupido, ingenuo" che a "folle".
E in effetti, se uno legge l'intero discorso di Jobs, si trova davanti un uomo che appare più sciocco, ingenuo, che folle. Uno che si fa cacciare dal college e poi segue un corso di calligrafia, uno che si fa licenziare dalla società da lui stesso fondata per poi rientrarci quasi dalla porta di servizio, uno che ogni giorno come un mantra si chiede se gli piacerebbe fare quello che sta per fare nell'ultimo giorno della sua vita, più che un pazzo sembra un uomo ingenuo, che ha condotto tutta la sua vita credendo solo al proprio primordiale istinto, anche se questo a tutti noi uomini educati sotto l'egida del buon senso calvinista dei nostri padri appare ingenuo, appunto, e stupido.

Mi ricorda tanto quella canzone di John Lennon. Quella del guardare le ruote che girano eccetera.
E come ogni volta che ascolto quella canzone, anche quando ho letto il discorso di Jobs alle matricole di Stanford, mi sono commossa. Perché io, precaria che per la prima volta nella vita si trova a non sapere, letteralmente, che strada prendere, quando leggo che solo guardandomi indietro riuscirò a connettere con chiarezza tutti quei dots che mi hanno portato lì; quando leggo che qualcuno è riuscito a fregarsene, e ad andare avanti nonostante i fallimenti e a farcela; quando leggo che qualcuno che ha perseverato è riuscito ad arrivare molto in alto facendo quello che voleva davvero fare, mi commuovo, e tanto - e non c'è nulla da fare.
E io lo so. Lo so che di Steve Jobs ce n'è (stato) solo uno, e di Ipazie come me ce ne sono a migliaia.
Lo so anche che non è tutto lì, in quel discorso. Che ci vuole molta più tenacia, molte più palle, e anche molta più intelligenza, genio, superbia, spocchia, fortuna, fiuto, spregiudicatezza ... di quanta se ne intravede in quel discorso, per arrivare anche solo ad una vetta più raggiungibile. Io mi commuovo, lo stesso.

E io prima quel discorso non l'avevo mai letto. E se unisco i puntini che mi hanno fatto arrivare sin qui, a laggere il memorabile e discorso di Jobs (ingannevolmente semplice come una mela morsicata) e a scrivere questo lungo post, vedo che il tutto è partito da una traduzione che non mi era piaciuta. Traduzione che voi continuate a citare, a sproposito, avvicinando il destino post mortem del povero Jobs (che intanto continua a vendervi della roba costosissima, anche da morto) a quello del molto più povero Lapalice. A tutti voi vorreu dire che mi sembrate sulla buona strada per restare foolish tutta la vita. Io non so se sono come voi, ma almeno - che io abbia ragione o no sulla traduzione - sono stata abbastanza hungry da poter arrivare a leggere, e godermi, un bel discorso. Che altrimenti il mio totale nichilismo mi avrebbe fatto ignorare (della serie è morto Steve Jobs, un altro dopo le migliaia di morti silenti per fame, malaria, guerra che nessuno ricorda). Ed è stata una bella lettura. Istruttiva quasi quanto Watching the wheels.

Dopo tutto, grazie, Mr. Jobs.    

mercoledì 5 ottobre 2011

Epifania

Mi sono appena resa conto di essermi arresa ai gattini.

martedì 4 ottobre 2011

Vi presento la folla

Siccome a quanto pare di tempo da perdere ne ho, dopo tutto, mi "divertirò" (no, non è vero che mi divertirò, la scelta del vocabolo è volutamente ironica) a infilare in questo post un florilegio di commenti presi da vari posti della rete (i posti che voi e io frequentiamo abitualmente, non si tratta di chissà quali bettole virtuali) all'indomani dell'assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito.
Non indicherò le fonti, perché assolutamente irrilevanti. 
Non mi pongo né come colpevolista né come innocentista, perché io (a differenza di molti di voi, a giudicare quello che scrivete) quella notte del 2007 NON ero nemmeno nelle vicinanze di Perugia, voglio solo darvi un'idea del valore, dello spessore, della razionalità e della moderazione della nostra opinione pubblica nazionale.
Ho scelto, e scientemente, quei commenti che ritenevo più irragionevoli, meschini, idioti.
Questa è la folla.

Ragazzi ma vi rendete conto????????? Schiavi di America e schiavi di Silvio!!!!!!!Ma cazzoooooooooooo Rivoluzioneeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!!

IO LO DICO DA SEMPRE CHE LA GIUSTIZIA....BISOGNA FARSELA DA SOLO

le carte processuali noi italiani le sappiamo meglio degli americani che hanno la presunzione di dire che è innocente quella solo perchè è una loro connazionale

w il pdl che ha sempre sostenuto che la giustizia italiana fa schifo

No comment!!!!!

GIUSTIZIA ITALIANA VAFFANCULOOOOOO....VERGOGNAAAAA.....guai toccare gli americani e quelli di buona famiglia..BRAVI!!!ITALIA SEI PROPRIO GAME OVER......!!!2Assasini liberi..il male ha VINTO!!!!Da bravi SCHIAVI LECCACULO abbiamo obbedito al padrone USA....sììì Badrone sììììì......!!!

domani vado a farmi la cittadinanza americana ..e dopo vado a "caccia" !!

ma come si fa?x me erano tutti è 3 poco di buono,drogati ,fatti è strafatti....gente che nn vale la pena neanche di parlare...il problema?due si sono salvati.....mha....
 
Mi associo alla piazza!

schifo, solo per il fatto ke amanda abbia condannato una persone poi risultata innocente (il ricciolino di colore) e' da condannare. per me resta comunque una bastarda.processo pilotato e finanziato da usa

I TIFOSI DELL'INTER DOPO AVER ASCOLTATO L'UDIENZA HANNO SUSSURATO...''' COLPA DELL'ARBITRO ROCCHI, HA ROVINATO TUTTO LUI''' ahahaha

condivido la folla

A casa mia si inventa una balla per dare la colpa ad un altro se si e' fatto noi!!!!
             
sì però io non ho capito perchè lei ci tenne a buttare i sospetti su una terza persona, perchè una che non è coinvolta nel delitto si deve peroccupare di suggerire colpevoli agli inquirenti... mi ricorda il tipico comportamento dei colpevoli di 'Colombo'


La verità è che avrebbero assolto pure Rudy Guede questa sera. Condannare un'americana all'estero in diretta sulla CNN, impossibile.

Questa è la giustizia che piace tanto all’imperatore degenerato ladro mafioso pazzo.Sento puzza di P4 una sentenza per screditare chi fà il magistrato con onestà.Quelli di Perugia,chi sono? incominciamo a guardare prima il loro curricullum professione ,poi entriamo nel merito delle prove schiacciante nei confrontoi degli ex imputati.Dei rei confessi in libertà, il mondo ci ride addosso.

Non tornare mai più in questo paese, ti dimostreremo che sei indesiderata.

I prossimi a farla franca saranno il Parolisi, la Sabrina e la Cosima, e cosi via.... Ormai il leitmotiv è: non confesso = non mi beccano. Amanda non tornare mai piu in Italia, e goditi tutti i soldini che ti verranno dai vari Show americani. Una domandina: a tutti quelli che la credono innocente, e che sono felici della scarcerazione, propongo di pagare loro il risarcimento alla signorina. Vi va ? perche questo sarebbe oltre un danno pure una beffa.... Vorrei tanto vedere le facce di tutti questi innocentisti odierni quando la tipa ci chiederà tanti tanti soldi....

L'america è dalla parte dell'ingiustizia.

Un processo antikafchiano. Se Amanda non fosse stata americana, sono certo che non sarebbe finita così. Ma se è vero che esiste una coscienza... essa ruggirà per tutta la vita.
Va bene! In Italia sono tutti innocenti! Pure io lo sono!

giovedì 29 settembre 2011

54 - Wu Ming

Lo avevano portato lì poco prima di Natale. Un regalo per la truppa, il pezzo forte per il nuovo circolo ricreativo. Poi Merry Christmas, Happy New Year, ritorni in famiglia, vacanze: i lavori erano stati sospesi e l’avevano lasciato lì, a far compagnia a due poltrone, un tavolo, il vecchio juke-box e la foto del presidente appesa al muro. 

Questo post è stato scritto per la Libreria Immaginaria, e per questo la lettura continua di là.

mercoledì 28 settembre 2011

L'anagrafe dell'internet

Questo post sarà lamentoso, e anche un po' bimbominkia. Non dite che non vi avevo avvertito.

Dunque, stamattina, mi son svegliata, e (bellaciaobellaciaobellaciaociaociao) ho trovato che il mio "profilo Google" era stato sospeso. Il motivo era che il sistema ha rilevato che "Ipazia" non è un nome corrispondente alle "Norme sull'uso dei nomi" di Google. E quindi, fino a che non lo cambio - sottoponendo la mia nuova proposta di nominativo all'Alta commissione per l'uso dei nomi - non posso utilizzare, se ho capito bene, G+ e Picasa. Di G+ me ne frega un cavolo al cubo, di Picasa mi frega un po' di più, e adesso vaglierò la questione.
Quello che mi scoccia, e parecchio, è che ci sia questa enorme fissazione tutta ammericana sul fatto che in internet io devo mettere il mio nome vero. Insomma, Google ha migliaia di modi per trovarmi, e mi trova ogni volta che vuole, attraverso l'Ip, personalizzando le mie ricerche del motore di ricerca, ecc... Che cacchio gli frega se io mi chiamo Ipazia, o Martina, o Franca, o Giacomella?
Certo, non faccio fatica a pensare che avere il nome e il cognome - e chissà, un domani magari anche il codice fiscale, l'IBAN bancario e la partita IVA - dei propri utenti renda più facile disincentivare abusi di qualsiasi genere. E Google, come Facebook, come altre cose, è un'azienda privata, e può adottare le politiche sui dati personali che vuole, e io sono libera di recedere. Il fatto che io debba recedere e annullare account che mi danno, e gratuitamente, servizi quali album fotografici online, piattaforme per blog, social network mettendo a repentaglio, di fatto, tutta la mia vita sull'Internet mi secca un po'. Cazzo, Google, hai le mie foto, i miei sproloqui sul blog, leggi le mie email, perché vuoi sapere come mi chiamo? Non posso avere un piccolo angolo di privacy, anche da te?

Fine della lamentazione, molto razionale e molto calibrata e ragionata, come vedete.
Nei commenti, si accettano ben volentieri pseudonimi di vostra invenzione per gabbare l'anagrafe di Google.
Sperando che intanto qualcuno nelle alte sfere non decida che questo è un blog sovversivo e me lo chiuda mentre sono distratta a cazzeggiare su Friendfeed.

lunedì 26 settembre 2011

Giardino psichedelico

Bastano una macchina fotografica e un prisma. E diventi una ragazza con occhi caleidoscopici.