domenica 8 novembre 2009
La regina dei castelli di carta. Stieg Larsson.
Eccomi qui, dopo un bel po', a ragguagliarvi sul terzo volume della famosa saga di Millennium. Devo dire che il tempo trascorso aveva raffreddato parecchio gli entusiasmi di cui mi ero caricata leggendo il secondo tomo, e che ho deciso di affrontare il terzo solo per una vaga necessità di completezza.
La regina dei castelli di carta è il meno soddisfacente, tra i volumi di Larsson. Rispetto al volume precedente, si viene subito proiettati in medias res, esattamente dove il secondo volume ci aveva lasciati. La storia si fa complicata, i personaggi da seguire sono decisamente troppi, e rischiano di confondere. I pistolotti sulla polizia segreta hanno messo a dura prova la mia pazienza, e la prolissità dello scrivente è davvero insopportabile. Ora, ok che i morti bisogna lasciarli stare, ma la necessità avvertita da Larsson di ragguagliarci sulla storia di ciascun personaggio, e di documentare ogni singola volta in cui la data donna -sempre strafiga e ultra consapevole di sé e delle proprie attrattive - si porta a letto il tale o il tal altro ricorda un po' una certa tendenza sviluppatasi nelle prime opere di Moccia. Anche se il paragone di Larsson, scrittore prolisso e un po' voyeur, ma che un bel po' di mestiere ce l'aveva, con l'imbrattacarte Moccia è un'ingiustizia e un colpo basso da parte mia, lo riconosco.
Ora occhio, eh, che entro nel merito e mi metto a fare spoiler. Siete avvisati.
La dicotomia tra personaggi buoni e cattivi è ingenua e semplicistica. Insomma, da una parte abbiamo genete matura e consapevole, con preferenze sessuali oneste ed esplicite, che per far trionfare la verità si rende colpevole di molti abusi. Ma sempre onestamente, eh.
Dall'altra abbiamo una serie di malvagi pasticcioni, spesso con inquivocabili tendenze pedofile e misogine, che compiono ogni abuso possibile per far trionfare il male. Ma sempre disonestamente, eh.
Diciamo che ricorderemo Larsson come un gran tessitore di trame (davvero, onore al merito: sono talmente complesse che anche per l'autore sarà stato difficilissimo non predere il filo) che per la sua finezza nel tratteggiare la psicologia dei personaggi.
Il protagonista Blomkvist è sempre più insopportabile, e riesce davvero difficile capire come sia in grado di portarsi a letto ogni donna che passi nelle sue vicinanze.
In quest'ultimo romanzo poi la trama ha delle falle che io trovo notevoli, che solo il ritmo incalzante del racconto riesce a coprire.
Innanzitutto, come è possibile che degli agenti segreti consumati come 'i cattivi' siano tanto ingenui da non accorgersi che Blomkvist & Co. abbiano capito di essere sorvegliati e li stiano gabbando? Questo non è credibile.
Come non è credibile che a Blomkvist & Co. con la solita scusa della 'protezione delle fonti' possa attingere pienamente a dati riservatissimi, protocollatissimi, violando la privacy di questo e di quello, senza che tutto questo infastidisca la polizia, e senza che tutta questa segretezza non renda i reportages di Millennium una marea di storie incredibili.
Anche la descrizione del processo finale è alquanto dubbia. Non conosco le leggi svedesi, ma il ribaltamento di una situazione incasinatissima è gestito dal giudice in maniera alquanto sportiva. Questa giustizia leggera piacerebbe certo a coloro che vogliono manipolare i processi a loro favore.
Le ultime cinquanta pagine sono, francamente, inutili e mal scritte. Specie se si arriva dopo la volata finale, dopo aver letto in un solo fiato le centocinquanta precedenti.
Magari nei romanzi successivi ci sarebbe stato qualche sviluppo sulla famosa sorella di Lisbeth, Camilla, che nel terzo volume resta un nome e poco altro. Chi lo sa...
Trovo che Larsson sia stato capace di creare trame coinvolgenti ed accattivanti, e che nei primi due romanzi questo ne abbia fatto un grande autore di best sellers. Nel terzo batte decisamente la fiacca, anche se mostra comunque un notevole talento nello sbrogliarsi da complicatissime situazione da lui stesso create. Mi riesce difficile credere come avrebbe potuto continuare la serie fino al decimo libro. Ma penso che avesse le doti per stupire anche una cinica come me, e tenermi incollata al decimo libro come al primi fino alla sua ultima - milionesima - pagina.
La regina dei castelli di carta è il meno soddisfacente, tra i volumi di Larsson. Rispetto al volume precedente, si viene subito proiettati in medias res, esattamente dove il secondo volume ci aveva lasciati. La storia si fa complicata, i personaggi da seguire sono decisamente troppi, e rischiano di confondere. I pistolotti sulla polizia segreta hanno messo a dura prova la mia pazienza, e la prolissità dello scrivente è davvero insopportabile. Ora, ok che i morti bisogna lasciarli stare, ma la necessità avvertita da Larsson di ragguagliarci sulla storia di ciascun personaggio, e di documentare ogni singola volta in cui la data donna -sempre strafiga e ultra consapevole di sé e delle proprie attrattive - si porta a letto il tale o il tal altro ricorda un po' una certa tendenza sviluppatasi nelle prime opere di Moccia. Anche se il paragone di Larsson, scrittore prolisso e un po' voyeur, ma che un bel po' di mestiere ce l'aveva, con l'imbrattacarte Moccia è un'ingiustizia e un colpo basso da parte mia, lo riconosco.
Ora occhio, eh, che entro nel merito e mi metto a fare spoiler. Siete avvisati.
La dicotomia tra personaggi buoni e cattivi è ingenua e semplicistica. Insomma, da una parte abbiamo genete matura e consapevole, con preferenze sessuali oneste ed esplicite, che per far trionfare la verità si rende colpevole di molti abusi. Ma sempre onestamente, eh.
Dall'altra abbiamo una serie di malvagi pasticcioni, spesso con inquivocabili tendenze pedofile e misogine, che compiono ogni abuso possibile per far trionfare il male. Ma sempre disonestamente, eh.
Diciamo che ricorderemo Larsson come un gran tessitore di trame (davvero, onore al merito: sono talmente complesse che anche per l'autore sarà stato difficilissimo non predere il filo) che per la sua finezza nel tratteggiare la psicologia dei personaggi.
Il protagonista Blomkvist è sempre più insopportabile, e riesce davvero difficile capire come sia in grado di portarsi a letto ogni donna che passi nelle sue vicinanze.
In quest'ultimo romanzo poi la trama ha delle falle che io trovo notevoli, che solo il ritmo incalzante del racconto riesce a coprire.
Innanzitutto, come è possibile che degli agenti segreti consumati come 'i cattivi' siano tanto ingenui da non accorgersi che Blomkvist & Co. abbiano capito di essere sorvegliati e li stiano gabbando? Questo non è credibile.
Come non è credibile che a Blomkvist & Co. con la solita scusa della 'protezione delle fonti' possa attingere pienamente a dati riservatissimi, protocollatissimi, violando la privacy di questo e di quello, senza che tutto questo infastidisca la polizia, e senza che tutta questa segretezza non renda i reportages di Millennium una marea di storie incredibili.
Anche la descrizione del processo finale è alquanto dubbia. Non conosco le leggi svedesi, ma il ribaltamento di una situazione incasinatissima è gestito dal giudice in maniera alquanto sportiva. Questa giustizia leggera piacerebbe certo a coloro che vogliono manipolare i processi a loro favore.
Le ultime cinquanta pagine sono, francamente, inutili e mal scritte. Specie se si arriva dopo la volata finale, dopo aver letto in un solo fiato le centocinquanta precedenti.
Magari nei romanzi successivi ci sarebbe stato qualche sviluppo sulla famosa sorella di Lisbeth, Camilla, che nel terzo volume resta un nome e poco altro. Chi lo sa...
Trovo che Larsson sia stato capace di creare trame coinvolgenti ed accattivanti, e che nei primi due romanzi questo ne abbia fatto un grande autore di best sellers. Nel terzo batte decisamente la fiacca, anche se mostra comunque un notevole talento nello sbrogliarsi da complicatissime situazione da lui stesso create. Mi riesce difficile credere come avrebbe potuto continuare la serie fino al decimo libro. Ma penso che avesse le doti per stupire anche una cinica come me, e tenermi incollata al decimo libro come al primi fino alla sua ultima - milionesima - pagina.
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1 commenti:
ti confesso che i libri della trilogia li ho letti volentieri, ma non faccio testo perché per addormentarmi ho bisogno di libri del genere, in cui sto dietro agli assassini e alle cose truculente e mi dimentico di tutto il resto. quel che dici sulla prolissità, però, è vero e mi sembra sia una "moda" di molti scrittori ultimo grido, tipo Grisham, per spiegarsi. se introducono un nuovo personaggio non resistono alla tentazione di raccontarti tutto di lui e dei suoi avi fino alla settima generazione. a me va bene, perché mi stordisco di più e l'effetto soporifero è più intenso, ma non ne vedo il succo. e mi sembra una presa in giro per il lettore. insomma, preferisco Deaver e Crichton, per spiegarsi, e sempre restando sul genere...
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